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rioni di Trieste

Barriera Nuova è un rione di Trieste situato in una zona centrale della città. Si estende a est del Borgo Teresiano ed è delimitato dai rioni di Scorcola, Cologna, Guardiella, Chiadino e Barriera Vecchia. Deve il nome alla dogana posta alla base di via Commerciale, al principio della storica strada per Vienna, costruita nel 1777. In origine tale zona era parte del rione di Scorcola. Sebbene il toponimo si riferisse ed una piccola area alla base di Scorcola con lo sviluppo edilizio che ha interessato Trieste dal XIX secolo il nome oggi comprende il Borgo Franceschino e l’antica contrada dell’Acquedotto (oggi Viale XX Settembre).

Borgo San Sergio è quartiere periferico di Trieste sito nella parte sud-orientale della città, nel comprensorio di Zaule, a ridosso del porto industriale. L’edificazione fu avviata nel 1956 su progetto dell’architetto Ernesto Nathan Rogers e dell’ingegnere Aldo Badalotti del Comune di Trieste. Il progetto originale prevedeva la realizzazione di una vera e propria cittadina satellite autosufficiente, dotata di servizi ed infrastrutture come strade, scuole, campo sportivo, chiesa, centro civico ed esercizi commerciali. La realizzazione fu completata nel corso degli anni ottanta, con ampie difformità rispetto al piano originale. Tra il 1976 e il 1977, nel corso dei lavori di costruzione di un condominio nei pressi di via Donaggio, sono stati rinvenuti i resti di una parte dell’acquedotto romano della Val Rosandra e di una villa rustica, nonché vasellame databile alla meta del I secolo a.C. Questi resti sono ora conservati all’Antiquarium di via Donota, un piccolo museo visitabile gratuitamente.

Il Borgo Teresiano è un quartiere di Trieste costruito attorno alla metà del XVIII secolo e voluto dall’allora’Imperatore d’Austria Carlo VI e, dopo la sua morte da Maria Teresa d’ Austria. Il quartiere fu progettato per dare un po’ di respiro e sviluppo alla città che stava assistendo al fiorire del commercio portuale. Venne ricavato dall’interramento delle saline della città, urbanizzando un’area al di fuori dalle mura. Con il suo asse viario a trama ortogonale, è uno dei primi esempi di piani regolatori cittadini moderni. Il Borgo Teresiano si sviluppa tra la via Carducci, il corso Italia, la stazione ferroviaria e le rive. Assieme agli altri quartieri cittadini di Barriera Nuova, San Vito, Borgo Giuseppino e Città Vecchia il Borgo Teresiano forma la IV Circoscrizione.

Cattinara è un rione suburbano della città di Trieste, posto ad est, lungo la strada commerciale che unisce la città con quella di Fiume. Abitato già in epoca pre-romana (nella zona della sella di Longera ci sono infatti dei resti di un antico castelliere), la prima menzione vi è in un codice diplomatico istriano in cui, alla data del 5 novembre 1398, si legge di una villa di Melarsio (attuale Melara) confinante col baredo (terreno incolto in dialetto triestino) dell’ospitale di Cattinara. Non è però del tutto chiaro che tipo di struttura fosse questo ospitale. La chiesa attuale del rione, eretta su una preesistente, nel 1785, è dedicata alla Santissima Trinità. Dal 1984 Cattinara ospita il principale ospedale cittadino. Dal 1983 vi ha sede anche la scuola del rione del quadrilatero: la scuola elementare “Sandro Pertini”, che in seguito fu ampliata costruendo anche l’attuale scuola media inferiore “Francesco Rismondo”. Ora vi è un complesso che comprende la scuola materna e queste due. Cattinara può vantarsi di una lunga tradizione scolastica, poiché nel 1791 fu istituita la prima scuola elementare. I primi insegnanti erano chierici e cappellani locali, in seguito maestri. Questa scuola era slovena e proseguì fino al 1927, quando fu soppressa dalle autorità fasciste. Il regolare funzionamento della Scuola elementare slovena risale all’anno scolastico 1945-46. Dall’anno scolastico 1963-64 è situata nell’edificio posto sulla strada principale di Cattinara (strada di Fiume 511). Non è una scuola indipendente, ma è la sede staccata della scuola media statale “Santi Cirillo e Metodio” di San Giovanni.

Chiadino è un rione di Trieste, situato nella parte est della città. Corrisponde al colle delimitato ad ovest dal centro città, a nord-est dalla zona di San Giovanni (Guardiella), ad est dalle zone di Longera e Cattinara ed a sud-ovest dalla zona di Rozzol. Sulla sommità del colle si trovano: in località Cacciatore, l’edificio del Ferdinandeo, eretto nel 1858 in onore dell’imperatore Ferdinando I, ed ora sede del MIB – Master in International Business, la School of Management dell’Università degli Studi di Trieste; Villa Revoltella, costruita nel 1853 per il barone Pasquale Revoltella, ed ora parco cittadino, con la villa, il parco, la gloriette, la serra e la chiesetta dedicata a San Pasquale Baylon. Il versante nord-est del colle è occupato invece dal bosco del Farneto (dal nome della Farnia, un tipo di quercia), comunemente chiamato Boschetto, un ampio polmone verde per la città. L’area fu donata alla città nel 1844 per l’utilizzo pubblico dal già citato imperatore Ferdinando I. Al limite ovest del bosco del Farneto si trova il civico Orto Botanico.

Chiarbola è un rione della città di Trieste posto nella parte centro meridionale della città. Il toponimo deriva da Calvola, ad indicare l’aspetto dell’altura, appunto calva, in contrasto con la vicina Silvula (Servola), invece coperta, almeno in epoca remota, da fitto bosco. Il termine poi venne modificato in Chiarbola col passare dei secoli. Il confine di tale toponimo è stato però modificato nel corso del tempo. Col antico nome veniva infatti indicato il versante meridionale della collina, tra la contrada detta di Campo Marzio a Ovest e quelle di Monte Cucco e del Broletto, poste invece ad Est. Il nome di Chiarbola fu adottato in seguito per designare il distretto di Campo Marzio e di Grumula sino all’estremità della Contrada d’Isella, posta tra i gasometri e l’ex jutificio, comprendendovi anche la contrada del Ponzano. Nell’Ottocento, incluso nel perimetro della città anche il rione di Chiarbola Inferiore, questo assunse l’odierno nome di San Vito. In pratica il toponimo venne limitato alle antiche contrade di Broletto e d’Isella. Nel rione ha sede un palazzetto dello Sport che, fino all’inaugurazione del PalaTrieste di Valmaura, fu il più importante della città.

Città Vecchia è il centro storico di Trieste, con circa 2000 abitanti. Composta da tre quartieri, Cavana, San Giusto e l’antico ghetto ebraico, è il centro storico e il più antico insediamento urbano di Trieste. Assieme ai quartieri di Borgo Teresiano e Barriera Nuova fa parte della IV Circoscrizione. La Città Vecchia è compresa in un dislivello di circa 60 metri: esso declina dal colle di San Giusto, alto appunto 60 m s.l.m.[4], fino ad un’area pianeggiante presso le rive del Mare Adriatico, nella zona di piazza Unità. Nel settore collinare, oltre al castello e alla cattedrale, è presente un parco denominato Parco della Rimembranza; sotto il colle è presente un’importante arteria cittadina, la Galleria Scipione de Sandrinelli ed è in costruzione un parcheggio sotterraneo. Nonostante la frazione sorga in pieno centro cittadino, fino alla metà dell’Ottocento erano presenti dei piccoli corsi d’acqua, ora interrati o prosciugati. I più importanti sono: rio Pondares: scorreva lungo la via omonima, ai piedi del colle di Montuzza, scendendo lungo l’attuale corso Italia, dove lambiva le vecchie mura medievali, e sfociando probabilmente presso la “portizza”; rio San Michele: piccolo corso d’acqua che sgorgava tra i colli di San Vito e San Giusto, scendeva seguendo un percorso quasi parallelo rispetto all’odierna ed omonima via, lambendo le mura medievali; sfociava dove oggi è situata l’ex pescheria centrale. La zona dietro piazza della Borsa comincia a popolarsi quando Leopoldo I d’Austria istituisce il ghetto di Trieste in centro città. Il ghetto si sarebbe dovuto sviluppare nelle periferie della città ma, dopo le proteste della cittadinanza, venne edificato a un passo da piazza Unità (allora piazza San Pietro).[15] Circa cento ebrei si trasferirono nel nuovo ghetto, chiuso da alte mura con tre entrate: Beccherie, Riborgo e piazza del Rosari. Tuttavia, le porte del ghetto vennero aperte definitivamente nel 1784, con l’ordine di Giuseppe II dopo aver emesso l’editto patente di tolleranza, in cui si estendeva la libertà religiosa.

250px-Trieste-GrettaGretta è un rione limitrofo a Roiano e Barcola. Il suo territorio, diviso com’è in porzioni distinguibili, prende diversi nomi: Serbatoio, Gretta Alta, Cisternone, Monte Radio (o Terstenico). Nell’antichità era presente in zona un piccolo santuario dedicato ad Ercole. Sono stati trovati infatti resti di statuette raffiguranti il semidio greco. L’abitato ha avuto diversi sviluppi: fino alla seconda metà del Novecento era prevalentemente occupato da piccole case, giardini e campi coltivati. Poi, nel 1950, sotto l’amministrazione del GMA (Governo Militare Alleato), gli Americani hanno contribuito alla costruzione delle case popolari tuttora presenti. Infine, dagli anni ’80 in poi, c’è stato un secondo sviluppo urbanistico, caratterizzato dalla costruzione su ripidi pendii di villette e piccole case. Tra i suoi edifici più importanti, si trovano la chiesa di Santa Maria del Carmelo, Villa Cosulich (ora in stato di abbandono) e Villa Prinz, sede della III Circoscrizione, di cui il rione fa parte. Fa parte del rione anche Monte Radio, località dove sono presenti le antenne per le onde medie della emittenti radiofoniche della RAI. Inoltre, nel rione, si trova anche il Faro della Vittoria. Nel passato Gretta è stata un rione con importante presenza della comunità linguistica slovena. Secondo l’ultimo censimento austriaco del 1911, l’46,3% della popolazione era di madrelingua slovena (contro un 43,3% di madrelingua italiana).[1] Durante il Novecento, la percentuale degli abitanti di madrelingua slovena è andata diminuendo fino a scomparire quasi del tutto. Riconosciuto come rione storico, Gretta è oggi zona di passaggio pressoché obbligato per l’abitato di Prosecco, frazione del comune di Trieste.

Il rione di Roiano, situato nella città di Trieste, è una vallata digradante tra prati, vigne, campagne, boschetti e il centro abitato, delimitata dal ciglione carsico di Opicina, dal colle di Gretta e Triestinico da un lato e dalla collina di Scorcola verso la città, che, grazie a delle fonti materiali come la cappella dedicata a San Pietro, esisteva già nell’anno mille. Nel censimento del 1804, si contavano solo 47 case e 100 abitanti mentre in quello del 1810, più di 100 case e più di 200 abitanti. Il territorio di Roiano era diviso in varie frazioni: Pischianzi o Sottomonte, Scala Santa, Case Sparse, Molini, Moreri, Verniellis, Cordaroli e San Pietro. La valle di Roiano (dove oggi sorge il centro abitato), chiamata Val Martinaga, era percorsa da quattro fiumi: Rio Montorsino, Rio Scalze, Rio dei Molini e Rio Carbonara, che oggi danno il nome alla Piazza tra i Rivi (denominazione del 1903), dove oggi sorge la Chiesa dedicata ai Santi Ermacora e Fortunato. Nel 1867, venne costruita la scuola elementare Emo Tarabocchia, una delle prime scuole civili popolari (perché prima le scuole appartenevano alla chiesa). La scuola era divisa in due sezioni: quella di lingua slovena e quella di lingua italiana. Lo Stabilimento della Stock s.p.a., fondato nel 1884, fu uno dei più importanti stabilimenti di imbottigliamento e di produzione di brandy, grappe e liquori di Trieste. Ora lo stabilimento è stato spostato da via Lionello Stock, a Roiano, alla zona industriale della città e dopo la ristrutturazione l’ex stabilimento è composto da un centro commerciale e da alcune abitazioni residenziali. Nel 1889, venne costruito il ricreatorio Guido Brunner, nella villa donata al comune dalla signora Sara Davis. Nel 1934 venne costruito un carcere per gli anti-fascisti, oggi diventato la scuola media Guido Brunner (ex scuola dell’avviamento al lavoro). Oltre alle attività sportive offerte dal ricreatorio Brunner e del Oratorio del Centro Giovanile, l’U.S.Roianese è la squadra di calcio del rione, che si allena nel campo di Viale Miramare. Viene spesso citato quando si parla della nota astrofisica e divulgatrice scientifica italiana Margherita Hack, che abitava in una casetta in Via del Pratello con suo marito e i suoi gatti fino alla sua morte avvenuta il 29 giugno 2013.

Rozzol Melara è un quartiere di Trieste conosciuto per ospitare il complesso residenziale popolare ATER comunemente chiamato anche come “Il quadrilatero”, progettato da un nutrito gruppo di professionisti triestini selezionato dall’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri, coordinati da Carlo Celli dello studio Celli di Trieste e costruito tra il 1969 e il 1982 sotto le teorie socio-architettoniche di Le Corbusier. Il complesso è formato da due corpi fabbrica a L del volume di 267.000 metri cubi che si estende su una superficie di 89.000 metri quadri e conta 468 appartamenti e circa 2.500 residenti. Nell’intento progettuale l’idea era quella di creare una sorta di “villaggio indipendente” fornito di tutti i bisogni primari (negozi, scuole, ecc.). Le chiavi dei primi appartamenti furono consegnate tra il 1979 e il 1981 soprattutto a coppie giovani. Il quartiere dista 4 km dal centro di Trieste.

San Vito posto su un colle nella parte centrale della città, è zona residenziale di pregio. Abitato già nella preistoria il colle prese il nome di Colle di San Lorenzo, da una piccola chiesa dedicata a tale santo e posta nella parte alta dell’attuale Via San Michele. Sino al seicento la collina era lasciata a pascolo, in cui si ergevano alcuni tuguri (detti tigoièr) da cui deriva il nome di una delle vie del rione, Via Tigor. Sorse quindi sulla sommità dell’altura un’altra chiesetta dedicata a San Vito, nome che venne dato anche ad un fortino quadrato realizzato nei pressi nel 1616. Nel 1627, 1733 e 1833 questo venne in più riprese rafforzato e trasformato in un castello meglio munito detto della Sanza, dal tedesco Schanze=Forte. Il forte venne demolito nel 1888-1891, ed oggi non ne resta alcuna traccia. Nella seconda metà del 1900 per alcuni decenni vennero custoditi sulla cima del colle i mezzi pesanti della collezione del Museo di guerra per la pace di Diego de Enriquez (Trieste, 1909-1974). Lo sviluppo edilizio notevole si ebbe tra il 1700 e il 1800 quando il colle divenne meta di soggiorno per la colonia di possidenti britannici presenti in città. Nel rione sono presenti diverse aree verdi, tra le quali il Piazzale Rosmini, Piazza Carlo Alberto ed il Passeggio Sant’Andrea.

250px-Servola_007Servola è un rione storico. Confina a Nord con la Via Baiamonti, a Sud con la Via Valmaura, a Est con la Via dell’Istria e a Ovest per circa 1 km con la costa del Golfo di Trieste. Complessivamente misura circa 1,5 km² ed è distante dal centro cittadino circa 3 km in direzione Sud-Est. È uno dei centri delle manifestazioni del Carnevale triestino, citato dalla canzone popolare. È stata sede del Consiglio Circoscrizionale di Servola-Chiarbola, fino all’accorpamento con quello di Valmaura-Borgo San Sergio (attualmente con sede in Via Paisiello). È gemellata con il Rione Bianco di Faenza (dagli anni ’70), e più recentemente con la Comunità degli Italiani di Villanova (Croazia) e con il villaggio di San Lorenzo (Reggio Calabria). La variante italiana (veneta) del toponimo deriva da Sylvula (selvetta), dal piccolo bosco che copriva la piccola penisola posta nella parte meridionale della città. Il nome venne storpiato prima in Selvola poi nella versione corrente. La variante slovena Škedenj, invece, significherebbe “fienile, aia”, ma più probabilmente deriva dalla variante dialettale Ščedna (da čediti = tagliare). Il rione è anche noto per il caratteristico pane servolano (in particolare le famose Bighe) inventato dalle cosiddette donne del pane (krušarce in sloveno e pancogole in dialetto triestino = donne panettieri). Servola aveva una tradizione di panificazione molto importante e riconosciuta non solo a Trieste. Nel 1756 vinse pure il primo premio in concorso indetto dalla Corona d’Austria per il pane migliore dell’Impero, e fu proprio in quella occasione che le pancògole servolane andarono a Vienna e a corte presentarono il loro pane, le Bighe Servolane. Si dice che durante la Seconda Guerra Mondiale il pane di Servola arrivasse fino all’ospedale partigiano di Franja. L’attività delle “donne del pane” continuò anche dopo la guerra, fino alla fine del 1954, quando la panificazione casalinga venne proibita dalle nuove norme igieniche. A quel tempo a Servola c’erano ancora 8 “pancogole”, che continuarono l’attività ‘di contrabbando’.

250px-PalaTriesteValmaura è un rione della città di Trieste posto nella prima periferia meridionale della città lungo l’asse che la collega con l’Istria. Con tale nome viene indicata la piccola valle posta tra il colle di Servola e quello di San Pantaleone. Il toponimo deriverebbe dal nome di un uccello, la scaibica, chiamato maura per via del colore nero del suo piumaggio. Secondo altri studiosi deriverebbe invece da Val Majora. Nel rione hanno sede le più importanti infrastrutture sportive cittadine: lo Stadio Nereo Rocco, lo Stadio Giuseppe Grezar ed il PalaTrieste, che formano una vera e propria cittadella dello sport. In esso vi si trovava anche il macello comunale, qui costruito nel 1852, e spostato negli anni ottanta. Proprio di fronte allo Stadio Nereo Rocco, è presente la Risiera di San Sabba, campo di concentramento nazista ed ora monumento nazionale.