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“Giornata delle Donne Infortunate”

In occasione dell’annuale incontro promosso dall’ANMIL Sezione Territoriale di Trieste e aperto a tutta la Cittadinanza e in particolare alle Donne, è stato presentato lo studio ANMIL “Il vecchio e il nuovo” su com’è cambiato il ruolo della donna e come si è sviluppata la tutela femminile negli ultimi 50 anni e diffusi i dati INAIL relativi agli infortuni delle donne registrati nel 2015.

Introducendo l’incontro, la Presidente territoriale ANMIL ha voluto ringraziare i e soprattutto le presenti per essere partecipi di un’iniziativa fortemente voluta dall’ANMIL, che da oltre 70 anni si occupa della tutela degli infortunati e dei familiari delle vittime del lavoro e raccoglie oltre 400 mila iscritti. Il fenomeno infortunistico lavorativo riguarda purtroppo anche le donne, spesso vittime molto più di quanto si pensi. “Da circa 15 anni – ha ricordato la Presidente – abbiamo avvertito la necessità di riservare un’attenzione particolare alla prospettiva “al femminile” e da allora, ogni anno dedichiamo alle donne lavoratrici e a quelle infortunate sul lavoro un evento o uno studio speciale su proposta del Gruppo Donne ANMIL per le Politiche femminili allo scopo di accrescere e diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza nel lavoro, in particolare quello femminile. Lo studio di quest’anno, dal titolo emblematico “Il vecchio e il nuovo”, è stato realizzato da alcuni dei più qualificati professionisti ANMIL in materia statistica e giuridica: Franco D’Amico, Coordinatore servizi statistico-informativi di ANMIL Onlus e Maria Giovannone, Responsabile Scientifico di ANMIL Sicurezza. La ricerca è suddivisa in due parti: il quadro storico-statistico e il quadro storico-giuridico. Il volume svolge dapprima un’attenta analisi dell’evoluzione del mercato del lavoro e del fenomeno degli infortuni al femminile, per procedere poi ad un’approfondita disamina della legislazione sviluppatasi in materia di tutela in questi decenni, concludendosi infine con i racconti delle esperienze vissute sulla propria pelle da donne infortunate nel lavoro “vecchio” e “nuovo”. Il periodo storico oggetto dell’analisi inizia con il 1965, spartiacque nella crescita del nostro Paese, con la grave crisi economica che interrompe, definitivamente, la fase di rapido sviluppo industriale che aveva dato luogo al cosiddetto “miracolo economico”. Negli anni del boom il decollo dell’economia era avvenuto nel quadro di una industrializzazione vorticosa se non addirittura selvaggia. Le precarie condizioni ambientali, le nuove forme di organizzazione del lavoro, le catene di montaggio, i ritmi di lavoro pressanti, ma anche la cronica debolezza delle organizzazioni sindacali, sono alcuni dei fattori che contribuirono al peggioramento della nocività del lavoro nelle fabbriche e negli altri ambienti lavorativi. Il boom aveva fatto registrare risultati mai visti prima nel campo della produzione e dell’occupazione, ma anche cifre da record nel campo infortunistico: nel 1963 si contarono complessivamente circa 1,6 milioni di infortuni e 4.600 morti per incidenti sul lavoro: il picco più alto della storia repubblicana. Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto per le donne: l’occupazione femminile è cresciuta di quasi 4 milioni di unità, il rischio di infortunio si è praticamente dimezzato e le morti sul lavoro si sono ridotte di oltre due terzi. Parallelamente la tutela normativa, sotto la spinta iniziale delle organizzazioni sindacali, ha fatto passi da gigante dal “Testo unico infortuni” del 1965, ai decreti sulla sicurezza degli anni ’90, al Decreto Legislativo n. 38 del 2000 fino al “Testo unico della sicurezza” del 2008, ancora in fase di completa attuazione. Con questo studio l’ANMIL ha voluto fornire un contributo all’operato di tutti gli attori, pubblici e privati, nell’individuazione di strumenti organizzativi e giuridici e di buone pratiche che aiutino a rendere il lavoro femminile più sicuro e al contempo più produttivo. Abbiamo combattuto più di 70 anni di battaglie – ha concluso Mladenic – e stiamo vincendo anche quella per tutelare le donne che lavorano dal dover subire passivamente le violenze psicologiche di genere che le hanno tradizionalmente vessate: lo stalking, lo streaming e il mobbing sul luogo di lavoro. Il nostro auspicio è che gli studi da noi condotti e le iniziative realizzate a livello nazionale e sui territori contribuiscano a creare una maggiore consapevolezza sociale dei diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini, affinché la nostra Associazione riesca a far sentire la sua forza per ottenerne il loro riconoscimento”.

La rappresentante del Gruppo Donne ANMIL, Carmela Flora, ha ricordato “l’attività svolta dal Gruppo Donne ANMIL per le Politiche Femminili, gruppo di lavoro nato nel 2000 con lo specifico compito di promuovere iniziative a favore delle donne infortunate sul lavoro, ma anche di quelle mogli che sostengono le famiglie di coloro che rimangono permanentemente invalidi a causa del lavoro o di quelle vedove che per la mancata sicurezza sul posto di lavoro si ritrovano sole, con un dolore impagabile e a portare avanti una famiglia con un risarcimento inadeguato. Il nostro obiettivo – ha detto – è quello di mettere in luce e far conoscere le nostre particolari esigenze e aspettative per trovare risposte concrete. Lo abbiamo fatto attraverso la promozione di manifestazioni artistiche, concorsi canori, fotografici o conducendo studi e ricerche aprendo dibattiti scientifici, tutti con il medesimo fine: far comprendere le problematiche che quotidianamente dobbiamo affrontare noi donne colpite non solo nella fisicità, ma anche nella psiche a causa del lavoro e abbiamo bisogno di supporti mirati. Proponendo questo studio sul ruolo della donna nell’evoluzione storica del lavoro e degli infortuni al femminile, vogliamo lasciare all’opinione pubblica, ai media, agli enti uno spunto di riflessione, che stimoli un atteggiamento critico nuovo nell’ambito di tutto il mondo del lavoro e i dati che delineano la gravità del fenomeno possano oggettivamente essere motivo di presa di coscienza di un impegno forte non più rinviabile”.

Il direttore della sede territoriale Inail di Trieste e Gorizia, dottoressa Maria Gabriella Grasso, ha presentato si è soffermata brevemente sull’analisi delle differenze di esposizione a rischio in un’ottica di genere. A livello nazionale gli infortuni sul lavoro denunciati da donne tra il 2010 e il 2014 sono diminuiti del 16,86%, mentre a livello regionale è stata registrata una flessione più marcata del 19,86%. Riguardo le Malattie professionali l’andamento non viene confermato, infatti nello stesso periodo (anni 2010-2014) le denunce presentate da donne in Italia sono aumentate del 31,19% e per il Friuli Venezia Giulia si è passati da 335 casi denunciati nel 2010 ai 557 del 2014.

Sono stati anche forniti alcuni dati provinciali dell’andamento infortunistico e delle malattie professionali della provincia di Trieste nel 2015 da considerarsi del tutto orientativi in quanto ancora non consolidati e quindi non resi ufficiali dall’Istituto:

anno 2015 2014

denunciati 3609 3852

donne 1588 1664
di cui straniere 244 300

italiane 1344 1364

occasione

lavoro 1294 1397

itinere 294 267

 

Occasione di lavoro 1294 di cui:

agricoltura 7

industria 979

servizi 308

 

Età (dei 1588 infortuni totali donne 2015)

<25 anni 292

25/45 anni 585

45/55 anni 446

>55 anni 265

 

Malattie professionali denunciate:

2010 436 di cui donne 83

2011 571 161

2012 413 163

2013 477 123

2014 447 130

 

Anno 2014

delle 130 Malattie professionali denunciate da donne

39 sono state riconosciute positivamente (tutte nel settore industria e servizi) e riguardano:

4 malattie della cute

11 malattie del sistema nervoso

24 malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo

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