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27° Trieste film festival

Torna dal 22 al 30 gennaio il TRIESTE FILM FESTIVAL, primo e più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro-orientale, giunto quest’anno alla 27. edizione, diretta da Annamaria Percavassi e Fabrizio Grosoli: nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l’edizione “zero” è datata 1987), il festival continua ad essere da quasi trent’anni un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale”. Più che un festival, un ponte che mette in contatto le diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale.

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Ospite d’onore di questa edizione, IRÈNE JACOB: l’attrice, tra le interpreti più sensibili del cinema francese, accompagnerà – nell’ambito del focus “La doppia vita del cinema polacco” – l’omaggio del festival a Krzysztof Kieślowski, nel ventesimo anniversario della scomparsa del grande regista. Per l’occasione saranno mostrati i dieci capitoli del Decalogo e i due film che Irène Jacob girò con Kieślowski: La doppia vita di Veronica, che valse all’attrice il premio per la migliore interpretazione al Festival di Cannes, e Tre colori – Film Rosso, candidato nel 1995 a tre premi Oscar (per migliore regia, sceneggiatura e fotografia).

L’omaggio sarà inoltre l’occasione per ricordare una volta di più, attraverso una delle sue passioni cinematografiche, Annamaria Percavassi, fondatrice, anima e direttrice artistica del festival, scomparsa recentemente.

Ad aprire il festival sarà l’anteprima fuori concorso, venerdì 22 gennaio, del film SOLE ALTO di Dalibor Matanić, una delle rivelazioni dell’ultimo Festival di Cannes (Prix du Jury nella sezione “Un

Certain Regard”), candidato al Lux Prize e scelto dalla Croazia per la corsa all’Oscar per il miglior film straniero: in uscita nelle sale italiane a marzo, distribuito da Tucker Film, Sole alto è uno straordinario inno alla vita che racconta l’amore fra un giovane croato e una giovane serba. Un amore che Matanić moltiplica per tre volte: stessi attori (Tihana Lazović e Goran Marković) ma coppie diverse, dentro il cuore avvelenato di due villaggi balcanici in tre decenni diversi: il 1991 e l’ombra incombente della guerra; il 2001 e le cicatrici che devastano l’anima; il 2011 e la possibile ma impervia rinascita. Impervia ma possibile, proprio come dimostra – in perfetta sintonia con il respiro del film – la formula produttiva che vede cooperare Croazia, Slovenia e Serbia, restituendo pienamente il percorso di ricostruzione culturale in atto nell’ex Jugoslavia.

La proiezione sarà seguita dal concerto “22nd day of the year – A/V concert”, esibizione live dei Sinkauz Brothers, autori della colonna sonora del film.

La chiusura sarà invece affidata a un grande del cinema europeo, Otar Iosseliani, e all’anteprima italiana, fuori concorso, del suo CHANT D’HIVER: una commedia in cui il maestro georgiano – per sua stessa ammissione – ha voluto inserire “tutte quelle sciocchezze che m’incantano: l’ottimismo dei ricchi che sprecano la loro vita in così tanti inganni, pur di mantenere un patetico patrimonio… e il sogno di diventare ricchi dei poveri, che se avranno la sfortuna di riuscirci saranno condannati alla stessa infelicità di coloro che adesso invidiano”. Il risultato, caotico e affascinante come nello stile del regista di Caccia alle farfalle e Addio terraferma, è un film sull’amore, la vera amicizia e la speranza in un domani migliore. Arricchito da un cast cosmopolita ed eclettico in cui spiccano – accanto a Rufus e Mathieu Amalric – anche il regista Tony Gatlif e il nostro Enrico Ghezzi.

Nucleo centrale del programma si confermano i tre concorsi internazionali dedicati a lungometraggi, cortometraggi e documentari: a decretare i vincitori, ancora una volta, sarà il pubblico del festival.

Otto i titoli, tutti in anteprima italiana, che compongono il Concorso internazionale lungometraggi, dove convivono opere di grandi autori e giovani promesse.

Tra le prime, il nuovo film – come sempre potente ed estremo – della capofila del cinema lettone Laila Pakalnina, che in AUSMA (Dawn / L’alba) si rifà al passato sovietico, echeggiando nella storia del piccolo Janis quella del “giovane pioniere” Pavlik Trofimovič Morozov, protagonista della propaganda stalinista negli anni ’30; mentre Oleg Novković firma con PATRIA (Otadžbina / Homeland) la seconda parte di una trilogia dedicata alla cosiddetta “generazione perduta” della exJugoslavia, indagando – attraverso un aspro ritratto familiare – la Serbia di oggi, le estreme conseguenze della guerra civile e le possibilità di vita e pentimento dopo le atrocità e i delitti commessi. Esordiente nel “lungometraggio di finzione”, ma ben noto al pubblico internazionale per il suo premiato passato di direttore della fotografia e documentarista, il polacco Marcin Koszałka presenta CZERWONY PAJĄK (The Red Spider / Il ragno rosso), inquietante storia vera – insieme nerissima e visivamente raffinata – di un serial killer nella Cracovia degli anni ’60.

Tutti debuttanti gli altri autori in concorso: Visar Morina, che in BABAI rievoca il Kosovo degli anni 90 attraverso la storia di un padre che vuole fuggire dal passato, anche emigrando illegalmente in Germania, e di un figlio che cerca in tutti i modi di restargli accanto; Dimitar Dimitrov, capace di fondere abilmente generi e storie, trasportatori di salme e femme fatali, horror e romanticismo, amori (impossibili) e morti (molto più probabili), in una commedia nera, SUBIRACH NA TRUPOVE (Corpse Collector / Il collezionista di cadaveri) che dimostra una volta di più la vitalità del giovane cinema bulgaro; la lituana Alanté Kavaïté, premiata come migliore regista allo scorso Sundance Film Festival per SANGAILĖ (The Summer of Sangaile / L’estate di Sangaile), sognante storia d’amore tutta al femminile tra una diciassettenne affascinata dagli aerei acrobatici (ma terrorizzata dall’altezza) e una coetanea che non ha paura di nulla (uscirà in Italia distribuito da Movies Inspired); il rumeno Nicolae Constantin Tănase, che in LUMEA E A MEA (The World Is Mine / Il mondo è mio) aggira ogni facile sociologismo raccontando il mondo interiore di una sedicenne di provincia, Larisa, pronta a tutto pur di realizzare i propri sogni in una piccola città sul mare in cui sembrano contare soltanto l’apparenza e il denaro; e l’ungherese Lili Horváth, che in A SZERDAI GYEREK (The Wednesday Child / Il bambino del mercoledì) segue le disavventure di una coppia nella periferia di Budapest in un dramma sociale sui giovani emarginati costruito intorno a un intenso personaggio femminile.

Altri due, oltre ai citati Sole alto e Chant d’hiver, i lungometraggi fuori concorso selezionati come Eventi Speciali di questa edizione: a cominciare dall’anteprima mondiale de LA SUPPLICATION (Voices from Chernobyl / Preghiera per  ernobyl’) di Pol Cruchten, con cui il festival vuol ricordare il trentesimo anniversario del disastro di Černobyl’, il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare (26 aprile 1986). Ispirato al romanzo “Preghiera per  ernobyl’. Cronaca del futuro” della scrittrice premio Nobel Svetlana Aleksievič, un classico contemporaneo tradotto in tutte le lingue del mondo occidentale, il film rielabora in una forma cinematografica non convenzionale le testimonianze raccolte nel libro. E poi l’anteprima italiana di COSMOS, l’ultimo film di Andrze   uławski, premiato per la migliore regia allo scorso Festival di Locarno: un’opera inclassificabile che sfugge alle categorie e ai generi, tratta da un romanzo di Witold Gombrowicz che nessuno – se non il visionario autore di film come Possession e Le mie notti sono più belle dei vostri giorni – avrebbe osato portare sullo schermo, e che nelle mani di  uławski diventa – come racconta lo stesso regista – “un thriller, una storia d’amore, un’esplorazione dell’animo umano durante la giovinezza. Un po’ spaventoso, molto divertente quando vuole.

Il Concorso internazionale Documentari propone dieci titoli, tutti in anteprima italiana.

Le tracce, visibili e invisibili, che le guerre lasciano anche a distanza di anni nel paesaggio e nella memoria sono le protagoniste di BATTLES (Battaglie) di Isabelle Tollenaere, che attraverso quattro archetipi – una bomba, un bunker, un carro armato, un soldato – ci riporta, senza rinunciare all’ironia, sui luoghi di alcune delle guerre più recenti combattute in Europa; ancora l’Europa, quella più periferica dove l’unico segno di appartenenza all’UE è una vecchia bandiera, è al centro di REKI BEZ MOSTOVE (Bridgeless Rivers / Fiumi senza ponti), il film con cui Kristina Grozeva e Petar Valchanov – già autori di The Lesson, grande successo internazionale del cinema bulgaro della scorsa stagione – raccontano attraverso la storia di due amici inseparabili, Tsvetan e Nasco, la desolazione del piccolo villaggio di Dinkovo; inseparabili sono anche Mieczysław e Alfons, i due novantenni fratelli di BRACIA (Brothers / Fratelli) di Wo ciech Staroń: deportati in Siberia insieme alla famiglia, evasi dai campi di lavoro, tornati solo negli anni ’90 nella natia Polonia, dove oggi vivono facendo affidamento soltanto l’uno sull’altro. Tra i più applauditi documentari dell’ultima stagione, CHUCK NORRIS VS. COMMUNISM di Ilinca Calugareanu (distribuito in Italia da Wanted) racconta l’incredibile storia vera della donna che nella Romania di Ceaucescu sfidò la censura violando l’embargo e doppiando decine di film americani, arrivati di contrabbando in vhs, mostrando per la prima volta ai suoi connazionali un assaggio del mondo occidentale attraverso gli action-movie degli anni ’80 e i loro protagonisti, da Jean-Claude Van Damme a Sylvester Stallone; cinema e Romania anche in CINEMA, MON AMOUR di Alexandru Belc, storia dell’ex proiezionista e direttore del Dacia Panoramic Cinema a Piatra Neamt, tra le ultime vecchie sale rimaste oggi nel Paese, che dimostra come occorra essere creativi (e un po’ folli) in tempo di crisi; un’altra crisi, quella greca, è al centro di EPÒMENOS STATHMÒS: OUTOPÌA (Next Stop: Utopia / Prossima fermata: utopia) di Apostolos Karakassis, sulla straordinaria avventura di un gruppo di lavoratori che dopo la chiusura di una fabbrica decide di occuparla e autogestirla seguendo principi di uguaglianza assoluta e democrazia diretta. L’incapacità di affrontare la storia recente è al centro di GROZNY BLUES di Nicola Bellucci, ritratto della capitale cecena devastata dalla guerra, dove la vita quotidiana è scandita da repressione politica, usanze restrittive, islamizzazione forzata; dalla Croazia arriva un allucinante viaggio nell’intolleranza, BOLESNO (Sick / Malata) di Hrvo e Mabić, storia di una sedicenne, Ana, rinchiusa dai genitori in un ospedale psichiatrico per curarne l’omosessualità; è un viaggio senza precedenti nella quotidianità dell’inaccessibile Corea del Nord, e nella messa in scena della propaganda di regime, quello offerto da V LUČACH SOLNCA (Under the Sun / Sotto il sole) del russo Vitalij Manskij, cui è stato concesso di girare per un anno a Pyongyang, per ritrarre la vita quotidiana di una famiglia media nel momento in cui la giovane figlia si prepara a entrare nelle file dei Giovani Pionieri; con AŠ UŽ TAVE PAKALBĖSIU (When We Talk About KGB / Quando parliamo del KGB) di Maximilien Dejoie e Virgini a Vareikytė entriamo invece – anche attraverso le parole, e i silenzi, di vittime e carnefici – nel bel palazzo neoclassico di Vilnius che fu sede del servizio segreto sovietico in Lituania, rappresentando per oltre cinquant’anni l’emblema dell’occupazione e della repressione.

Accanto ai documentari in concorso, anche 6 titoli fuori concorso: l’italiano ARMENIA! di Francesco Fei, terra che – come spiega il regista – evoca già nel suono del nome “una pietra, antica, che risuona nel mio inconscio come qualcosa di granitico”; CINEMA, A PUBLIC AFFAIR di Tatiana Brandrup, che ci mostra la mobilitazione contro il licenziamento di Naum Kleiman, massimo esperto del cinema di Ėjzenštejn e tra i più importanti intellettuali russi, dal suo posto di storico direttore della Cineteca di Mosca; FILMOVÁ LÁZEŇ (Film Spa / Cinema alle terme) di  Miroslav Janek, che attraverso interviste e materiali anche inediti racconta l’appassionante storia del Festival di Karlovy Vary, tra i più importanti del mondo, come i cinefili non l’hanno mai vista; in  JEDAN DAN U SARAJEVU (One Day in Sarajevo / Un giorno a Sarajevo) una delle più importanti registe europee, la bosniaca Jasmila Žbanić (già Orso d’oro a Berlino con Il segreto di Esma), punta il suo sguardo sulle celebrazioni che – tra il nostalgico e il kitsch – accompagnarono il 28 giugno 2014, a Sarajevo, il centenario dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando; la memoria dell’inizio del Novecento anima anche PIÙ IN ALTO DELLE NUVOLE di Fredo Valla, che tra favola e mito, storia e canzoni (di Giorgio Conte), racconta l’epica impresa di Géo Chavez, che nel 1910 si lancia col suo monoplano Blériot in un folle volo per superare le Alpi; Trieste, infine, raccontata in TERRA DI NESSUNO da un cineasta francese, Jean Boiron-Lajous, attraverso le storie di quattro giovani bloccati dietro le montagne e allo stesso attratti dall’andare al largo, proprio come la città nella quale vivono.

Sono 16 i cortometraggi in concorso per il Premio TFF Corti: tra questi, anche il croato PIKNIK di Jure Pavlović, fresco vincitore dell’European Film Award, storia del legame tra un padre e un figlio. Un tema ricorrente nella selezione di quest’anno, come dimostrano anche l’ungherese ROMANIAN SUNRISE di Ábel Visky, il russo SAŠA di Taisia Deeva e il tedesco ALLES WIRD GUT (Everything Will Be Ok / Andrà tutto bene) di Patrick Vollrath. L’Italia è rappresentata quest’anno da LA SMORFIA di Emanuele Palamara, storia di un cantante napoletano (interpretato da Gianfelice Imparato) e della reazione – insieme battagliera, sarcastica e venata di nostalgia – con cui risponde all’ictus che l’ha costretto sulla sedia a rotelle. L’interesse della sezione è come sempre puntato sui giovani talenti emergenti, ma non mancano i nomi già affermati come lo sloveno Jan Cvitkovič (già Leone del Futuro alla Mostra di Venezia, habitué del festival dov’è presente quest’anno anche nella sezione Sorprese di genere) con LJUBEZEN NA STREHI SVETA (Love on the Top of the World / Amore sul tetto del mondo).

Si conferma anche quest’anno l’attenzione per l’animazione, con una vetrina fuori concorso dove trova posto, accanto a molti esordienti, anche il nome – già noto agli appassionati – del bulgaro Andrey Tzvetkov con il suo nuovo METAMORPHOSIS, versione contemporanea del mito di Icaro ma anche riflessione su come una persona può essere schiacciata da un regime politico.

Promossa in collaborazione con Sky Arte, che premierà uno dei film della sezione attraverso l’acquisizione e la diffusione sul canale, TriesteFF Art&Sound propone quest’anno cinque titoli che esplorano i più diversi ambiti artistici: ARVENTUR, nuovo film dell’originale regista d’animazione russa Irina Evteeva, è una riflessione in due episodi sulla complessa relazione tra realtà e illusione; dalla Russia arriva anche MUZEJ REVOLUCIJA (Museum “Revolution” / Museo “Rivoluzione”) di Natalija Babinceva, straordinario documento sugli eventi accaduti in Ucraina attraverso il punto di vista della produzione artistica. ERICH LESSING: DER FOTOGRAF VOR DER KAMERA (The Photographer in Front of the Camera / Il fotografo davanti alla macchina da presa) di Tizza Covi e Rainer Frimmel – già autori de La Pivellina – è un ritratto di Erich Lessing, membro della leggendaria agenzia fotografica Magnum, e foto-giornalista tra i più importanti del dopoguerra, che col suo lavoro ha documentato pagine fondamentali del XX secolo come la Rivoluzione ungherese; un altro genio della fotografia, anche se grandemente misconosciuto, è al centro di MEISTRAS IR TATJANA (Master and Tatyana / Il Maestro e Tatjana) di Giedrė Žickytė, sulla storia del lituano Vitas

Luckus, forse il miglior fotografo di tutta l’ex Unione Sovietica; l’austriaco FOR MY SISTERS di Stephanus Domanig è invece un viaggio cinematografico nel jazz, con una guida affascinante, la cantante Carole Alston, e le sue icone: Alberta Hunter, Sarah Vaughan e Nina Simone.

Con le Sorprese di genere, anche quest’anno, si va alla scoperta del cinema più “popolare”, che si confronta col grande pubblico (e con i codici, appunto, dei generi cinematografici: dalla commedia nera al “procedural drama”, passando per l’horror) senza dimenticare qualità e ricerca formale:  come dimostra il nuovo film di uno dei nomi di punta del cinema greco contemporaneo, Athina Rachel Tsangari, che in CHEVALIER costruisce un gioco al massacro tra sei uomini in barca nel mezzo dell’Egeo. Aule giudiziarie, legal thriller e fantasmi del passato accomunano il rumeno DE CE EU? (Why Me? Perché io?) di Tudor Giurgiu, su un giovane e ambizioso procuratore alle prese con il caso delicato di un vecchio collega accusato di corruzione, e il bulgaro THE PROSECUTOR, THE DEFENDER, THE FATHER AND HIS SON di Iglika Triffonova, ispirato alla storia vera di due avvocati che si affrontano al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (L’Aja) nel processo a Milorad Krs ć, accusato di aver commesso crimini di guerra nella guerra in Bosnia. Toni da commedia, invece, nel russo STRANA OZ (The Land of Oz / Nella terra di Oz) di Vasilij Sigarev, una storia di Capodanno ironica ed eccentrica piena di eventi incredibili e incontri inaspettati, e in ŠIŠKA DELU E, ritorno a Trieste dello sloveno Jan Cvitkovič, che mette tre amici e uno sgangherato locale di Lubiana al centro di un film che – spiega il regista – “volevo fosse divertente da scrivere, da girare e da vedere”. Per finire, uno straordinario horror che è stato purtroppo il testamento di uno dei giovani talenti più promettenti del cinema polacco, Marcin Wrona, scomparso prematuramente pochi mesi fa: il suo DEMON è una intensa rivisitazione della leggenda ebraica del “dybbuk”, con uno sposo posseduto da uno spirito durante la celebrazione del proprio matrimonio.

Due i focus nazionali di quest’anno, dedicati a Polonia e Romania, che attraversano il programma di quest’anno, toccando anche le altre sezioni.

“La doppia vita del cinema polacco” offre, oltre al citato ricordo di Krzysztof Kieślowski, l’ultimo lavoro di Jerzy Skolimowski, 11 MINUT (11 minutes / 11 minuti), sorprendente e adrenalinico spaccato corale della vita di alcuni abitanti di una metropoli dei giorni nostri, e un omaggio in 7 film al documentarista Marcin Koszałka, quest’anno al festival anche con il suo primo lungometraggio di finzione (The Red Spider, in concorso) e protagonista di una masterclass.

“Nuovo cinema rumeno tra favola e realtà” fa invece il punto sul cinema rumeno contemporaneo, che grazie agli autori delle nuove generazioni ha fatto parlare nell’ultimo decennio di una sorta di

“nouvelle vague” consacrata dalla partecipazione ai maggiori festival internazionali e dalla vittoria nel 2007 di una storica Palma d’Oro (4 mesi 3 settimane 2 giorni di Cristian Mungiu). Il 2015 ha visto attivi – e spesso premiati – molti degli alfieri di questa stagione fortunata, come dimostrano i titoli in programma a Trieste: AFERIM! di Radu Jude, western storico in b/n ambientato nella Romania del XIX secolo, dove il poliziotto Costandin e suo figlio danno la caccia a uno schiavo fuggito dal suo padrone; BOX di Florin Şerban, che racconta l’incontro tra un pugile e un’attrice accomunati dallo stesso disperato bisogno di mettersi alla prova; COMOARA (The Treasure / Il tesoro, distribuito in Italia da Movies Inspired) di Corneliu Porumboiu, delicata commedia nera premiata a Cannes in cui l’amore di un padre per il figlio trasforma in favola un’improbabile caccia al tesoro; e UN ETAJ MAI JOS (One Floor Below / Un piano sotto, distribuito in Italia da Movies Inspired) di Radu Muntean, l’incubo condominiale di un cinquantenne che assiste a un litigio domestico che finisce in omicidio.

Per il secondo anno, il Trieste Film Festival ospita le proiezioni dei film del LUX PRIZE, il premio istituito nel 2007, a 50 anni dal Trattato di Roma, e assegnato ogni anno dal Parlamento Europeo a un film di produzione europea. Gli 87mila euro assegnati al lungometraggio vincitore sono destinati a sottotitolarlo nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea e produrne una copia in pellicola per ogni Stato membro.

Sarà possibile vedere al festival il vincitore del Lux Prize di quest’anno, MUSTANG di Deniz Ga ze Erg ven (candidato francese all’Oscar, distribuito in Italia da Lucky Red), MEDITERRANEA dell’italoamericano Jonas Carpignano (premiato di recente come miglior esordio dal National Board of Review), il documentario rumeno TOTO SI SURORILE LUI (Toto and His Sisters / Toto e le sue sorelle) di Alexander Nanau e, gradito ritorno, il bulgaro UROK (The Lesson – Scuola di vita, distribuito in Italia da I Wonder Pictures con il supporto di Alpe Adria Cinema) di Kristina Grozeva e Petar Valchanov, già in concorso lo scorso anno al Trieste Film Festival.

Sempre a proposito di Lux Prize, da segnalare anche la proiezione del pluripremiato film di László Nemes “Il figlio di Saul” (Saul Fia), vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes e del Golden Globe come Miglior Film Straniero: candidato ungherese all’Oscar, il film sarà presentato mercoledì 20 gennaio al cinema Ariston, alla presenza del protagonista G za R hrig, in Italia per promuovere il film, in uscita il 21 gennaio distribuito da Teodora Film. La serata è organizzata da La Cappella Underground e Alpe Adria Cinema, come evento di anticipazione della 27. edizione, in collaborazione con la Casa del Cinema di Trieste.

Confermata anche la formula del Premio Corso Salani, che presenta cinque film italiani completati nel corso del 2015 e ancora in attesa di una distribuzione italiana e internazionale: la dotazione del Premio (2mila euro) va intesa quindi come incentivo alla diffusione nelle sale del film vincitore. Immutato il profilo della selezione: opere indipendenti, non inquadrabili facilmente in generi o formati e per questo innovative, nello spirito del cinema di Salani. I titoli: BANAT – IL VIAGGIO di Adriano Valerio, presentato alla 30. Settimana Internazionale della Critica, che racconta la storia di due giovani costretti dalla mancanza di opportunità a emigrare in Romania; DAL RITORNO di Giovanni Cioni, storia di Silvano Lippi, soldato italiano in Grecia fatto prigioniero nel 1943 dai tedeschi e deportato a Mauthausen; LA MIA CASA E I MIEI COINQUILINI (IL LUNGO VIAGGIO DI JOYCE LUSSU) di Marcella Piccinini, ritratto in anteprima assoluta di Joyce Lussu, tra fronti e frontiere, antifascismo militante e lotta anticolonialista, anche attraverso suggestivi materiali d’archivio, una “storica” intervista di Marco Bellocchio e la voce di Maya Sansa; I RICORDI DEL FIUME di Gianluca De Serio e Massimiliano De Serio, nella nuova versione di 96 minuti, un documentario sul Platz, la più grande baraccopoli d’Europa, in cui vivevano fino alla fine del 2014 oltre mille persone di diverse nazionalità, situata sugli argini del fiume Stura a Torino; altra anteprima assoluta è quella di SENZA DI VOI di Chiara Cremaschi, autobiografico ritratto di una generazione – quella nata negli anni ’70 – per cui “partire non è una fuga, significa non arrendersi”.

Giunto alla 6. edizione, When East Meets West è un forum nato con l’obiettivo di riunire ogni anno professionisti provenienti da Italia, Europa dell’Est e da una nuova area geografica diversa di anno in anno. L’edizione 2016 dedica un focus speciale a Spagna, Portogallo ed America Latina estendendosi nuovamente oltre i confini europei. WEMW riunirà per il sesto anno consecutivo numerosi professionisti dell’audiovisivo – la scorsa edizione ha visto più di 300 decision maker internazionali e professionisti accreditati. I 22 produttori selezionati per il pitching avranno la possibilità di presentare i propri progetti di fronte ad un pubblico internazionale di addetti al settore e di fissare appuntamenti individuali con ognuno di loro. Oltre al forum di co-produzione, When East Meets West 2016 include una serie di altre iniziative: Last Stop Trieste, la sezione work in progress per documentari; First Cut Lab, un workshop per lungometraggi di fiction provenienti dall’Italia e dall’Europa dell’Est in fase di montaggio, la think-tank platform #FEEDback, fino ad un ricco programma con panels e case studies dedicati alle opportunità di coproduzione con la regione in focus e tante altre opportunità di networking.

When East Meets West è organizzato dal Fondo Regionale per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia assieme a Trieste Film Festival, in collaborazione con EAVE, Maia workshops, Creative Europe Desk Italia MEDIA, Eurimages e con il sostegno di MEDIA Programme, Direzione Generale per il Cinema – MiBACT, CEI (Central European Initiative) e Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia.

Da segnalare inoltre Born in Trieste, sezione del festival – aperta quindi al pubblico – dedicata ai film che proprio al When East Meets West hanno iniziato il loro (fortunato) percorso produttivo: in programma quest’anno ČETIRI PASOŠA (Four Passports / Quattro passaporti) di Mihajlo Jev ć, documentario autobiografico – con brillanti inserti animati – sui sogni di un bambino in Jugoslavia e sulla realtà di essere adulto in Serbia; KRŠ (Karst / Carso) di Vladi ir Todorović, storia di un diplomatico italiano che ha scelto un inaccessibile ma spettacolare angolo del Carso montenegrino per costruire la casa dei suoi sogni; e REM NYVAS T (Train to Adulthood / Un treno per diventare adulti) di Kl ra Trencs nyi, vincitore al Festival di Lipsia, racconto di formazione su tre ragazzini che trovano un modo per evadere dalle drammatiche condizioni della loro vita attraverso la “ferrovia dei bambini” creata a Budapest nel dopoguerra.

Per il terzo anno torna Eastweek, il workshop internazionale di sceneggiatura dedicato allo sviluppo di soggetti cinematografici, nato dalla collaborazione tra Alpe Adria Cinema, che rende possibile l’organizzazione del workshop, e il Premio Internazionale per la Sceneggiatura Mattador dedicato a Matteo Caenazzo, che ha nei percorsi formativi per lo storytelling la sua identità nativa, Il workshop, dedicato esclusivamente a progetti per sogge  cinematogra ci, è un evento che cresce e ci auguriamo crescerà ancora grazie al sostegno dell’InCE – Iniziativa Centro Europea (CEI) e dell’Associazione Culturale Premio Mattador, e grazie alle numerose partnership come quella con MAIA Workshops e con Midpoint Central European Script Center di Praga.   infa  anche attraverso queste collaborazioni che il soggetto vincitore di Eastweek della passata edizione, Midnight Train di Ana Jakimska, ha raggiunto la sua fase di pre-produzione ed è stato invitato a WEMW 2016, compiendo così un circolo virtuoso che dalla scrittura per soggetto giunge alla fase di produzione vera e propria. Eastweek è aperto a tu  i diploma  e studenti delle scuole di cinema dell’Europa centro orientale e ai finalisti per il miglior soggetto del Premio Mattador, che vedranno in Eastweek culminare il proprio percorso formativo con la premiazione del Miglior soggetto, promosso dalla Provincia di Trieste.

Mai come quest’anno il Trieste Film Festival è una festa dell’intera città, con eventi che abbracciano luoghi nuovi finora mai coinvolti. Musica, arte, scoperta, incontro e convivialità caratterizzeranno la 27. Edizione, che si avvale di nuove e interessanti sinergie per far partecipare alla festa proprio tutti, dai bambini agli adulti, con e attraverso il cinema. Tra gli eventi collaterali da segnalare, in particolare, Varcare la frontiera, un progetto dell’Associazione Cizerouno che – fedele al suo obiettivo di creare connessioni e contaminazioni tra luoghi, persone, tipi di pubblico e generi espressivi – entra nel programma del Trieste Film Festival con tre giornate dedicate alla straordinaria figura di Fiore de Henriquez, alla riflessione sulle identità di genere e a Pier Paolo Pasolini.

La sigla del Trieste Film Festival 2016 è firmata da Fabio Bressan, designer e videomaker triestino, che ha rielaborato l’immagine creata dall’artista svizzera Julia Geiser per la 27. edizione, la cui cifra è il sezionamento della realtà che Bressan applica ad alcuni edifici simbolo della città. Sulle musiche di Coppelia di Léo Delibes e del Mazel Tov Wedding Dance di Michael Brandon, il nostro simpatico protagonista ci ricorda come il sogno sia una delle meravigliose facoltà che l’essere umano possiede… e non solo lui.

I Paesi della 27. edizione

Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Estonia, Francia, Germania, Georgia, Grecia,

Israele, Italia, Kosovo, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Messico, Montenegro, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti d’A erica, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria.

I premi del festival Premio Trieste

assegnato dal pubblico al miglior lungometraggio in concorso (euro 5.000) Premio Alpe Adria Cinema

assegnato dal pubblico al miglior documentario in concorso (euro 2.500) Premio TFF Corti 

assegnato dal pubblico al miglior cortometraggio in concorso (euro 2.000) Premio CEI (Central European Initiative)

al film che meglio interpreta la realtà contemporanea e il dialogo tra le culture (euro 3.000) Premio Corso Salani

assegnato dalla giuria (Filippo D’Angelo, Patrizia Mancini, Massimo Tria) al miglior film della sezione Premio Corso Salani 2016 (euro 2.000)

Premio SkyArte

Il canale SKY Arte HD premia uno dei film presentati nella sezione TriesteFF Art & Sound attraverso l’acquisizione e la diffusione di uno dei film della sezione Premio Osservatorio Balcani e Caucaso

assegnato al miglior documentario in concorso

I luoghi del festival

Sala Tripcovich (Largo Città di Santos, 1)

Teatro Miela (Piazza Duca degli Abruzzi, 3)

Cinema dei Fabbri (via dei Fabbri, 2/A)

Antico caffè San Marco (Via Cesare Battisti, 18)

Registi, attori e produttori presenti al festival incontrano il pubblico e la stampa, dal 24 al 30 gennaio, alle ore 11

Sala Stampa c/o Mediateca la cappella underground (via Roma, 19)

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